L’Abbazia di Casole

abbazia di casole

Un faro di cultura dalla Terra d’Otranto

L’Abbazia di S.Nicola di Casole, ad appena 2 Km a sud di Otranto, godeva di un incantevole paesaggio costiero. Ivi i monaci basiliani coltivavano con profonda cura le lingue classiche. Sicché la Terra d’ Otranto divenne faro di irradiazione di cultura non solo per il Salento, ma anche per il resto d’Italia.

Infatti i monaci compresero che  lettura e studio delle lingue e letterature classiche, della filosofia e della logica  erano da considerarsi opere pie al pari della preghiera e dei precetti di San Basilio.

La storia dell’Abbazia di Casole inizia nel 1099 sotto i Normanni

Questo insigne monastero sorse nel 1099 per opera dei Normanni, poco dopo la loro definitiva conquista della Puglia. In particolare, Boemondo di Altavilla, figlio di Roberto il Guiscardo, principe di Taranto e di Antiochia, denominò, per la prima volta, il monastero: “di Casole”. Nome derivato dal fatto che, precedentemente, era costituito da numerose capanne, grotte e casole, dove i monaci pregavano. In questo modo, Boemondo intendeva assicurarsi la simpatia dei monaci greci presenti in Terra d’Otranto, per legittimare le sue conquiste. I Normanni trovarono nel Salento una popolazione greca di lingua, di costumi e di rito.

Boemondo, inoltre, donò al Monastero di Casole, per il suo sostentamento, il Casale di Casole (= gruppo di case rurali ) con tutti i suoi diritti, esentando le proprietà da ogni tributo. Peraltro, vari privilegi furono concessi dall’imperatrice Costanza, regina di Sicilia, e dallo stesso Federico II.

I monaci divennero proprietari terrieri, cedevano in affitto le loro terre e favorivano la coltivazione di vite e olivo; possedevano terre seminative ed altre destinate al pascolo; erano di proprietà dei monaci le saline presso porto Badisco. La giurisdizione si estendeva fino alla diocesi di Monopoli.

Di conseguenza, si verificò in Terra d’Otranto una considerevole crescita demografica, dovuta alla ricchezza e al benessere diffusi dal monastero.

La biblioteca di Casole una delle più ricche in Occidente

La biblioteca di Casole fu una delle più importanti e ricche d’Occidente. Nicola di Otranto, igumeno (=guida del monastero nel rito ortodosso ) dal 1153 al 1174, dotto, filosofo, diplomatico e bibliofilo, si recò più volte presso l’imperatore e presso il papa, facendo spesso, diplomaticamente, da tramite tra i due poteri e, intanto, incrementava sempre più la raccolta ” omnia generis librorum ex universale Grecia “, con i quali istituì la Biblioteca (=Scriptorium ). Adiacente al convento fu edificata, inoltre, una “Casa dello Studente”, la prima in Occidente, per accogliere, istruire e sostentare coloro che lì si recavano da paesi lontani, per perfezionarsi negli studi classici. Peraltro, usufruivano gratuitamente di vitto, alloggio, docenti e biblioteca.

In particolare, si trascrivevano Codici greci, si traducevano in latino e si mandavano in Occidente. Similmente, si trascrivevano Codici latini, si traducevano in greco e si inviavano in Oriente.

Così, mentre nel resto d’Italia la letteratura greca andava via via scomparendo ad opera del potere civile e religioso, in Terra d’Otranto essa fioriva e riceveva vigoroso impulso.

Il romanzo di Maria Corti

Maria Corti, nel suo romanzo ” Il Canto delle Sirene”, immagina un pittore otrantino, di nome Basilio, il quale nella seconda metà del ‘300 restaurò una cripta e dipinse una parete del monastero di Casole per ordine dell’igumeno. La Corti, in particolare, considera l’abbazia come ” l’astro nuovo” levatosi sulla cultura greca e salentina dalla Contea di Lecce, anzi di tutta la Puglia ed ormai dominante.

Otranto, così vicina all’abbazia, città importante per il commercio tra Oriente e Occidente, favoriva l’accorrere di studiosi dall’Italia e dall’estero e, così, la Biblioteca divenne frequentatissima. l libri  potevano essere consultati  in monastero e dati in prestito a religiosi e laici. All’uopo si rilasciava una ricevuta in presenza di due monaci del convento. L’ attività intensa del convento si proponeva, inoltre, di salvare i manoscritti dalla dispersione, ma, essa, purtroppo avvenne.

La decadenza

La Biblioteca di Casole fu saccheggiata prima dal cardinale Bessarione, metropolita di Nicea. Costui portò via  vari Codici e Manoscritti. Successivamente, altri saccheggi furono perpetrati a favore di biblioteche private.I Turchi, nel 1480, incendiarono il monastero di Casole, senza distruggerlo completamente; ma il declino, lento e graduale, era, ormai, inevitabile. Quell’officina di sapere, di civiltà, centro di letteratura e di arte, era destinata a morire. I monaci fuggirono: Gioacchino, monaco copista, si recò a Messina; molti passarono a servizio di conti e duchi, che apprezzavano la cultura umanistica. Alcuni rimasero nel Salento; tra questi la famiglia sacerdotale Rizzo di Soleto, che continuarono l’opera di amanuensi.

Cosa rimane oggi, un tesoro che sta scomparendo

Chi, oggi, desiderasse visitare quella famosa Abbazia, rimarrebbe fortemente deluso. I pochi ruderi, che ancora sopravvivono, ricordano i fasti, la gloria e le vicende di un tempo. Si può soltanto supporre l’esistenza di una navata sovrastata da un volta a crociera, sostenuta da pilastri, costituiti da un nucleo centrale, a cui si addossavano semicolonne. Lo stile gotico, che trapela a mala pena dai ruderi, è reso originale da una particolare sagomatura dei conci, tipica dell’arte cistercense.

Testimonianze concrete  del monastero di Casole sono sparse nelle Biblioteche d’Europa.

Antonio De Ferraris ( detto il Galateo ), insigne medico e umanista del ‘500, nel ” De situ Iapigiae ” fornisce un elenco delle opere conservate nella biblioteca. Anche il Muller pubblicò un elenco di Codici greci acquistati in Terra d’Otranto da Giovanni Lescaris, che, nel 1492, percorse tutta la Puglia.  Molti Codici appartenevano all’Abbazia di Casole.

Vedi anche La leggenda della Torre del Serpe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *