L’enigma della Torre Colombaia

interno di una torre colombaia

Foto copertina di Michele Pezzulla ph – Torre Colombaia – Torre Pinta

Rigogliosa macchia mediterranea e Storia millenaria:

tra tante Torri Colombaie, Torre Pinta è la più enigmatica

“ Come si fa a non essere pazzi della follia del Salento?
Dove il fico è re e il cipresso è corona nell’Impero dell’Ulivo.
Vola mia vecchia follia tra il bianco delle pietre,
Dove un diacono pazzo rintocca la sua campana nel vespro dello Ionio.”

( Giorgio Forattini)

Presenza e funzione della Torre Colombaia

Il paesaggio rurale salentino è caratterizzato dalla presenza di numerose Torri Colombaie. Se ne contano circa 80, ma alcune di esse risultano abbandonate, così il tempo ha prodotto, ormai, danni irreparabili.

Sono state edificate sia come simbolo di potere, status symbol, dei ricchi proprietari terrieri di un tempo, sia come strutture adatte all’allevamento di colombi selvatici.

Coppie di colombi trovavano riparo e si riproducevano nelle nicchie presenti nello spessore delle pareti interne delle torri.

Utilità dei colombi

Anticamente la carne dei colombi era prelibata e raccomandata per l’alimentazione di bambini, ammalati e anziani. Inoltre, si preparava in brodo, soprattutto, per le donne in fase di puerperio.
Era soprannominata “carne reale”, perché presente nei banchetti nobiliari, in occasione di importanti ricorrenze.
Ottime le proprietà nutrizionali per l’elevato contenuto proteico, di ferro, fosforo, potassio e limitato apporto di lipidi.

Preziosi erano gli escrementi, la “colombina” era utilizzata come concime naturale per l’alto contenuto di azoto e come prodotto adatto per la concia delle pelli.
I colombi erano, inoltre, utilizzati per l’attività di caccia e, secondo alcuni, durante l’Impero di Bisanzio, i colombi viaggiatori, opportunamente addestrati, servivano per comunicare da una sponda all’altra dell’ impero, attraversando il Canale d’Otranto. Tale teoria è avvalorata dalla presenza di numerose torri colombaie in quell’area.

Tecniche e periodo di realizzazione delle torri colombaie

Le torri più antiche sono datate nella metà del XIII secolo, durante il governo di Federico II, che amava la caccia. Si intensificarono nei secoli XVI e XVII, quando si verificò un notevole aumento demografico e un conseguente sviluppo di agricoltura e allevamento.
Le torri colombaie possono avere una pianta circolare (diffuse nelle campagne leccesi, otrantina e verso Leuca), oppure a pianta quadrata (nelle campagne neretine). Ricalcavano schemi strutturali già noti nella costruzione delle torri costiere di avvistamento.

Erano edificate, in genere, prive di copertura a piano terra. Una scala a pioli portava al primo piano, contrassegnata da un marcapiano, sporgente 20-30 cm., con funzione difensiva, per impedire a rettili e roditori di cibarsi delle uova dei volatili.
All’interno, i blocchi di pietra erano sistemati a scacchiera, in modo da ricavare nicchie. Nelle vicinanze, vasche in pietra, alte 1,5 – 2 metri, servivano ad abbeverare i colombi.

Attraverso la Valle della Memoria

A sud di Otranto, nei pressi dei ruderi dell’abbazia di Casole, si estende una vallata rigogliosa di piante, ma, soprattutto disseminata di “memorie” storiche.
Un tempo c’era il letto di un fiume. Il monte Serro e il monte Lauro proteggono dai venti di tramontana un insediamento di grotte naturali o scavate dall’uomo, di piccole dimensioni, un tempo frequentate dalle varie popolazioni, che ivi abitavano sin dalla preistoria.
L’archeologia ha rivelato che le grotte furono usate per i defunti e la loro apertura verso l’esterno era chiusa con lastroni di pietra.

la cripta

Nello stesso luogo è presente la cripta di San Nicola, scavata in periodo medievale, quindi, precedente alla presenza dei monaci basiliani, che pure la utilizzarono per i loro riti. Sulle pareti si possono scorgere alcune lettere greche, che attestano la presenza di monaci provenienti da terre d’oltremare e resti di affreschi con figure sacre indecifrabili.
I profumi intensi di piante selvatiche invadono le narici e si distingue il finocchio selvatico, la camomilla, il tarassaco, la “mentacena”, il timo, l’origano e, percorrendo con lo sguardo i lunghi tronchi, ci sovrastano le cime dell’ailanto o albero del paradiso. Sono alberi altissimi; crescono rapidamente, amano climi temperati e, nel mese di maggio, presentano grandi infiorescenze di colore rossastro. Pianta invasiva e difficile da estirpare. Nei giardini coltivati si ammirano olivi, vigneti e le famose cicorie otrantine.

Torre Pinta e l’ipogeo.

Nella parte pianeggiante della valle si sviluppa un ipogeo e una torre sovrastante, nelle vicinanze la Masseria Pinta. È veramente originale la presenza dell’ipogeo, un tempo, forse, adibito a luogo di culto o sepolcreto.

il corridoio

Si percorre, entrando, un corridoio lungo 33 metri, con volta a botte e con sedile a gradino lungo le pareti. All’ingresso del dromos ( =corridoio), sul lato destro, si nota un piccolo ambiente circolare con un camino comunicante con l’esterno, forse usato per la cremazione dei defunti.
Si raggiunge, quindi, un ambiente circolare più grande, dal diametro di 4,30 metri.
Alzando lo sguardo ammiriamo la torre colombaia di epoca medievale, ma adattata e ricostruita in parte nella seconda metà del 1600 e oltre.
Nell’ambiente circolare, attraverso tre scalini si accede in tre piccoli vani con volta a botte. Tali ambienti somigliano a tre absidi e creano, insieme al lungo corridoio, una costruzione con pianta a croce latina.

il sepolcro

Alcuni indizi fanno supporre la presenza di un sepolcreto costruito dal popolo dei Messapi: il forno (camino) sarebbe stato usato per la cremazione o per i sacrifici agli dei, mentre le cavità potrebbero essere state utilizzate come urne cinerarie; il sedile in pietra, forse, per deporre i defunti in posizione seduta, in attesa della incinerazione.

un calendario?

Un’altra ipotesi suggestiva considera l’ipogeo come un calendario. I raggi solari penetrando dall’alto indicherebbero i periodi dell’anno e le stagioni attraverso la diversa intensità della luce e la penetrazione della stessa nelle celle, fornendo così informazioni utili all’agricoltura.
In un periodo più recente, le cavità preesistenti ad altre costruite ex novo ospitarono piccioni viaggiatori ammaestrati dal presidio militare borbonico, ivi presente.
La torre colombaia, sovrastante l’ipogeo, fu realizzata, forse, dopo il crollo della volta dello stesso, oppure, proprio a causa della costruzione della torre, la volta dell’ipogeo avrebbe subito il crollo.
Molte, suggestive ed enigmatiche sono le ipotesi e, senza dubbio, non definitive.
Un’accurata campagna di scavo permetterà, in futuro, risposte certe ai nostri dubbi.

La leggenda.

La credenza popolare attribuisce a questo luogo silenzioso e incantato proprietà taumaturgiche. Si pensa ad una sorta di energia positiva, di cui godere al tramonto del sole, per guarire da depressione e dolori ossei e cervicali. La pianta del luogo ricorda il ventre ( vano circolare) e l’utero materno (dromos) simbolo di rinascita.

 

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