L’abbazia di Cerrate, un gioiello millenario risorto

abbazia di cerrate vista dall'esterno

La Fondazione

L’Abbazia di Cerrate (Abbazia italo-greca di S. Maria di Cerrate) , di età medievale, è sita a nord di Lecce, sulla strada provinciale Squinzano-Casalabate, in prossimità della strada Traiana-Calabra, che collegava la penisola salentina con Taranto.

Vista dell'Abazia di Cerrate
L’Abbazia di Cerrate

La Chiesa, con attigua loggetta, in stile romanico pugliese, nell’architettura esterna, è conservata intatta.

Abbazia di Cerrate inaugurazione FAI

Insistono nell’area 3 frantoi, di cui 2 ipogei, uno sotto la “casa del Massaro” e l’altro sotto il monastero; un pozzo finemente decorato del XVI secolo; la “stalla” e la “casa del Massaro” di epoca successiva.

La tradizione leggendaria attribuisce la fondazione del santuario a Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce (1149-1154 e 1169-1194), personaggio della storia medievale leccese avvolto nel mito.

Costui avrebbe fatto costruire la Chiesa dopo l’apparizione della Madonna.

Alcuni documenti, che forniscono notizie indirette sull’Abbazia, lasciano credere, più verosimilmente, che la fondazione risalga al periodo tra il 1100 ed il 1130.

Un documento del 1133, attribuito al conte Accardo, cita l’Abbazia di Cerrate, a proposito di una donazione di alcune terre, con essa confinanti, al Monastero delle suore Benedettine di Lecce.

A chi viene attribuita la fondazione?

Un altro manoscritto in greco, indicato come Vaticano 1221 e risalente al 1154, riguardante il commento di Teofilatto di Bulgaria agli Evangelisti, fu realizzato per conto del primo abate di Cerrate: l’igumeno Paolo. In tali date l’Abbazia di Cerrate già esisteva.

Di conseguenza, l’Abbazia, del XII secolo, fu fondata da Boemondo d’Altavilla (1055-1111), principe di Taranto e di Antiochia, prozio di Tancredi e figlio di Roberto il Guiscardo, famoso per astuzia e coraggio.

I monaci Basiliani, in seguito alla lotta “iconoclasta” (distruzioni delle immagini sacre), iniziata a Bisanzio nel 726 dall’imperatore Leone III Isaurico, fuggirono nell’Italia Meridionale e si stanziarono nel Salento.

dall’nsediamento rupestre di monaci greci

E’ nota la loro presenza in Terra d’Otranto (v. Abbazia di S. Nicola di Casole) e a Cerrate. Il principe Boemondo d’Altavilla, dunque, individuò, per la fondazione dell’Abbazia, un luogo, quello, appunto, di Cerrate o Cervare, dove già esisteva un insediamento rupestre di monaci greci.

Peraltro, la presenza in loco di un banco roccioso favoriva non solo la reperibilità del materiale per la costruzione dell’Abbazia, ma anche la possibilità di costruire trappeti ipogei, scavati nella roccia.

i Normanni ed il rispetto della religiosità bizantina

D’altra parte, la fondazione dell’Abbazia di Cerrate è dettata dalla politica religiosa dei Normanni, rispettosi della cultura e della religiosità bizantina, che, nell’area a nord di Lecce, poteva trovare un centro di aggregazione proprio a Cerrate, così come, a sud di Lecce, tale compito era affidato all’Abbazia di Casole.

Il contesto culturale greco-orientale, interagendo e intersecandosi con la cultura latina, altrettanto radicata nel Salento, ha realizzato nei secoli un ricco patrimonio, che rende unico e magico il territorio e la sua gente.

In particolare, la conservazione di un legame forte e significativo con l’Oriente Bizantino è dovuta ad una presenza sparuta di Longobardi e Arabi nel Salento, dopo la caduta dell’impero romano.

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L’enigma del termine “Cerrate”

L’Abbazia di S. Maria di Cerrate è sita in un’area che, sino al Medioevo, comprendeva l’importante e rigogliosa “Foresta di Lecce”, estesa per circa 200 km2, lungo la costa adriatica, da Otranto a Brindisi, e costituita da boschi, macchia mediterranea e paludi.

Il nome dalle antiche querce?

Gli alberi, nel tempo, sono stati tagliati per il fabbisogno di legname. L’ultimo lembo della “Foresta di Lecce” oggi è compreso nel Parco di Rauccio, nei pressi di Torre Chianca, con vegetazione arborea, costituita prevalentemente da “Lecci”. Ma, in tempi antichi, crescevano, certamente, numerose varietà di querce, tra cui la “quercus cerris”. Da tale quercia, volgarmente denominata “cerro”, sarebbe derivato il termine “Cerrate”.

La caccia ai cervi

Un’altra ipotesi fa derivare il nome dall’arte della caccia a cervi e cinghiali, praticata nella foresta. In particolare, la presenza del cervo era predominante nel Salento.

“Cerrate” sarebbe derivato da “Cervate”, proprio per la presenza dei cervi in quell’area.

Tale ipotesi potrebbe anche giustificare il racconto leggendario, secondo cui Tancredi d’Altavilla, durante una battuta di caccia, inseguendo una cerva in una grotta, vide l’immagine della Madonna. Da qui la decisione di fondare il Monastero intitolato alla Vergine.

In realtà, Tancredi, avendo fatto costruire un Monastero a Lecce, il Monastero Benedettino dei Santi Niccolò e Cataldo, circa un secolo dopo la presenza dell’Abbazia di Cerrate, concesse un contributo ai monaci italo-greci per “par condicio”.

Il paesaggio

L’Abbazia è immersa in un rigoglioso paesaggio rurale, parte integrante della stessa.

Appare, inaspettatamente, mentre si percorre una delle tante strade provinciali salentine, tracciate da campi di ulivi secolari, fichi d’india e macchia mediterranea. Si coltivano ulivi e grano.

La coltivazione dell’ulivo era, anticamente, come oggi, predominante e redditizia. La vicinanza alla via Traiana-Calabra e altre diramazioni stradali, che univano Brindisi con Lecce e Otranto, semplificava il commercio dell’olio, soprattutto verso la costa ionica. L’olio salentino poteva essere trasportato in Oriente, a Bisanzio, attraverso i porti di Brindisi, S. Cataldo, Otranto e Gallipoli e da porti di minore importanza, ma più vicini, come quelli di Casalabate e Torre Rinalda.

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La Chiesa

La costruzione, realizzata dunque tra fine 1100 e inizio 1200, monocuspidale, a tre navate, con abside, presenta una facciata con decorazione pensile, costituita da archetti tipici dello stile romanico pugliese. Le strette finestre sono monofore e ad arco. Un rosone, elegantemente decorato, corrisponde, simmetricamente, alla navata centrale.

mappa

il portale

Il portale, realizzato all’inizio del 1200, è arricchito da scene religiose, in rilievo, sulla nascita di Cristo: l’ Annunciazione della Vergine, la visita di Santa Elisabetta, i Magi, con i doni e la stella che li guida, la nascita di Cristo, scaldato dal bue e dall’asinello e la fuga in Egitto, con la Madonna sulla groppa di un asino, Gesù in una culla e S. Giuseppe in primo piano, con bastone e bisacce.

Tutt’intorno il portale è arricchito da foglie di acanto, finemente intagliate. Ai due lati 2 colonne sormontate da due maiali, con capitello e foglie di acanto, tra cui si intravvede una colomba.

la loggetta

Attigua alla Chiesa una preziosa e originale loggetta, risalente al XIII secolo. Le 22 colonne, che sostengono sui lati esterni il ritmo elegante degli archi, presentano alcune un tronco cilindrico, altre ottagonale. I capitelli, decorati diversamente l’uno all’altro, rappresentano il bestiario tipico romanico e figure umane e ibride e rinviano ad una cultura di stampo occidentale.

In uno dei capitelli è scolpito un monaco, che cerca di divincolarsi da due draghi e si salva per l’intervento di un’aquila.

Il monaco è forse tentato dai piaceri della vita laica oppure è dibattuto tra cristianesimo latino e greco-ortodosso.

Altri capitelli rappresentano il bestiario medievale, come, in genere, nello stile romanico. La sirena simboleggia la donna intesa come essere peccaminoso, divoratrice di uomini.

Il centauro è simbolo delle passioni più basse ed espressione di bestialità. Nel capitello che raffigura i monaci e il loro abate s’intende, forse, indicare il convento, come porto sicuro in cui proteggersi dai vizi e dalle tentazioni.

L’interno della Chiesa

Elegante e sobrio, indica un cammino spirituale emozionante. L’architettura della Chiesa, come le sculture, realizzate da maestranze locali, sono di stile romanico a capriata. Le tre navate sostengono un tetto costituito da travi con archi ogivali, come le tegole.

mescolanza di stile romanico ed orientale

La Chiesa aveva, in origine, un solo altare, al centro dell’abside mediana, sormontato, secondo il rito ortodosso, da un baldacchino, dedicato a Sant’Irene, risalente al 1266. I capitelli sono di stile orientale. Una scritta in greco indica il nome dell’autore e dell’abate committente.

A sinistra vi era l’altare della Santissima Vergine di Cerrate, del 1642, che è stato ricostruito e sarà inaugurato l’8 settembre 2018, in occasione della festa della Madonna.

A destra, l’altare dedicato a Sant’Oronzo, patrono di Lecce, del 1661.

Le pareti sono decorate da affreschi. Nell’abside il Cristo in gloria accompagnato da angeli e santi. Nella parte sottostante, la Madonna e gli Apostoli.

Lungo le pareti, i Santi e la Vergine col bambino.

Alcuni affreschi, per motivi di restauro, si possono ammirare nella casa del Massaro, immediatamente adiacente: una grande raffigurazione della Annunciazione e della morte di Maria, della metà del XVI secolo.

In un altro affresco sono rappresentate figure umane, che, affacciate dalla terrazza di un castello, osservano alcuni cavalieri.

In un altro affresco, San Giorgio, che salva una principessa dal drago, Sant’Eustachio, che pratica la caccia, ma, mentre si accinge ad uccidere un cervo, tra le corna dell’animale appare il volto di Cristo.

Gli affreschi, in genere, rivelano un forte legame con modelli bizantini. E’ interessante notare, negli affreschi sottostanti gli archi, immagini meramente decorative di tipo occidentale, associate a lettere, appartenenti all’alfabeto Kufico,-Arabo, di cui non si conosce il significato.

2016: la scoperta di uno stampo ecauristico unico nel Salento

Nel 2016, durante una campagna di scavi nell’Abbazia, è stato rinvenuto uno stampo eucaristico, unico, per ora, nel Salento. Risale al XII secolo ed era utilizzato per la timbratura del pane benedetto, distribuito ai fedeli nel periodo pasquale.

Lo stampo raffigura la Resurrezione e riporta una preghiera in greco: “Cristo è risorto dai morti, calpestando la morte con la sua morte e donando la vita a quanti erano nei sepolcri”.

Il Pozzo “del tesoro”

Risale al XVI secolo: era alimentato da una delle falde d’acqua, alquanto frequenti nella zona, e dall’acqua piovana incanalata verso di esso. Le decorazioni rappresentano piante acquatiche e, nella parte più alta, un mostro marino che, secondo la leggenda, indicava il luogo del tesoro o, come si dice nel dialetto salentino, “dell’acchiatura”.

Il volto della statua è stato distrutto da qualcuno che, non avendo trovato il tesoro, si sarebbe vendicato. I fori praticati sugli scalini del pozzo rendevano possibile per gli animali abbeverarsi.

Costruzioni più recenti

Il complesso dell’Abbazia, in tempi successivi, si arricchì di alloggi: il Monastero con Scriptorium e la casa del Massaro, che diviene Museo delle tradizioni popolari, Mulini con macine e forno, trappeti, stalla a pianta rettangolare e volta a stella.

Nel 1531 passò sotto il controllo dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, fino al 1877. Inoltre, nel 1711 subì un terribile saccheggio da parte dei pirati turchi. Fu un evento rovinoso, che lasciò tutta l’area dell’Abbazia in uno stato di totale abbandono. Un primo intervento da parte dell’Amministrazione Provinciale di Lecce ci fu nel 1965.

Dal settembre del 2012 è stata affidata al FAI, che oggi ha reso fruibile questo importante tassello della cultura millenaria salentina.

Il sito del FAI con tutte le informazioni utili alla visita dell’Abbazia di Cerrate: clicca qui

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