“L’Isola di San Francesco” – il Convitto Palmieri

Piazzetta Carducci ed il Convitto Palmieri Lecce, vista panoramica

Il Nucleo originario: San Francesco della Scarpa e la leggenda

Il Convitto Palmieri a Lecce. La prima chiesa fondata a Lecce dai frati minori francescani risale al 1219 e occupava il sito di una successiva cappella gentilizia, oggi intitolata “San Francesco della Scarpa”. Fu così denominata nel XVI secolo, quando i frati minori, che abitavano il convento di Santa Maria del Tempio, si divisero in “conventuali”, che portavano le scarpe, e “ossevanti”, che camminavano, invece, scalzi. Secondo una leggenda, invece, il nome sarebbe derivato dai sandali che San Francesco lasciò in dono ai frati, tornando da un pellegrinaggio in Terra Santa,

orto

Attiguo alla chiesa, un piccolo orto, in cui, secondo la leggenda, San Francesco, piantò un albero di arancio “miracoloso”. I dolci frutti dell’albero, originario dell’oriente, maturando in pieno inverno, servivano a sfamare i poveri; inoltre, si attribuivano alle foglie proprietà terapeutiche, per la cura di alcune malattie.

Il Convento

Nel 1273, nell’area dove successivamente fu istituito il Convitto Palmieri, venne costruito un convento, che nei secoli successivi fu ampliato e ristrutturato in più punti. Nel 1275 la chiesa, accanto al convento, si affacciava sulla piazzetta. Consacrata nel 1330, anch’essa subì, successivamente, profondi cambiamenti. La struttura, originariamente a croce latina, divenne a croce greca e fu arricchita da dieci cappelle. Nel secolo XVI fu realizzato il campanile a pianta quadrata e nel secolo successivo fu inserita una campana di fattura gallipolina.

Convitto palmieri Lecce interno

Le Trasformazioni nel tempo

La chiesa originaria è stata molto rimaneggiata nei secoli; soltanto un archetto trilobato è originario. Divenne cappella gentilizia degli aristocratici leccesi, i più importante dei quali furono ivi sepolti.  Fu molto rimaneggiata agli inizi del 1700, insieme ai giardini e al complesso conventuale, grazie alla committenza della famiglia Guarini, duchi di Poggiardo, il cui stemma è all’interno della chiesa.            Il convento divenne, così, un importante complesso, costituito dalla chiesa, dall’edificio conventuale e dai giardini contigui e fu denominato, dal sec. XVIII,  “Isola di San Francesco”.

Collegio palmieri Lecce

Dal Convento al Collegio

Il 30 maggio del 1807 Giuseppe Napoleone istituì il collegio denominato “Real Collegio San Giuseppe”, temporaneamente collocato nei locali dell’ex convento degli olivetani. Successivamente, nel 1813, per volere di Napoleone Bonaparte, gli ordini religiosi furono soppressi e anche i frati francescani di lecce furono costretti a lasciare l’edificio. Esso fu trasformato in “Bureau de’ Sali” (Ufficio per la raccolta di norme, inerenti la produzione di “Sali e tabacchi”); successivamente divenne ospedale di cavalleria. Nel 1816 il Real Collegio San Giuseppe fu trasferito nell’isola di San Francesco.

Repressi i moti rivoluzionari del 1820-21, l’istruzione fu appannaggio degli ordini religiosi e, con un decreto, la direzione del collegio fu affidata ai Padri Gesuiti, i quali, dal 1833 e per tutto il corso del secolo, realizzarono profonde trasformazioni in tutto il complesso.

Isola di San Francesco Lecce vista statua nella piazza carducci

Prima e dopo l’intervento dei Gesuiti

Il complesso edilizio presentava una serie di ambienti situati intorno ad un chiostro, altri vani si affacciavano su un giardinetto interno, inoltre, attraverso un corridoio centrale si poteva accedere ad altri numerosi ambienti. Ponendosi, poi, all’entrata della piazzetta G. Carducci, sul lato destro, insisteva la facciata della Chiesa di San Francesco della Scarpa, mentre, sul lato frontale, sorgevano case di piccole dimensioni e dietro di esse l’originario Convento.

L’anno 1833 segnò i grandi cambiamenti, con lavori di ampliamento, ristrutturazione e costruzione di aule con varia destinazione d’uso. La direzione dei lavori fu affidata all’architetto gesuita G. Battista Jazzeolla, a cui si deve l’odierna sistemazione della piazzetta. La planimetria fu letteralmente sconvolta: le casupole antistanti il convento furono demolite e nel sito si realizzarono altri ambienti del collegio. Intorno una serie di colonne imponenti delimitano il porticato.

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Il Real Liceo

Dopo una temporanea espulsione dei Gesuiti da Lecce, nel 1852 il collegio divenne “Real Liceo” per volere del Re Ferdinando II, il quale affidò la direzione ai Gesuiti. Il Liceo fu, successivamente, ampliato con la demolizione d’interi quartieri.

Con la caduta della Monarchia dei Borboni, i Gesuiti furono nuovamente espulsi e fu istituito il “Regio Liceo-Ginnasio e Convitto Nazionale”, intitolato, nel 1865, a Giuseppe Palmieri, illustre economista e illuminista salentino del ‘700. Col passare degli anni il liceo ebbe un costante numero di allievi, sebbene a Lecce fossero presenti il “Collegio Argento”, dove l’insegnamento era impartito dai Padri Gesuiti, ed altre scuole superiori. Nel 1923 il Convitto ebbe un suo rettore, distinto dal preside del Liceo. Nel 1960 il Liceo fu trasferito nella sede attuale, in viale degli Studenti, mentre, nel 2000, il Convitto è stato chiuso per mancanza di convittori e semiconvittori.

Cambiamenti della Chiesa della piazzetta nel tempo

Nel corso degli anni vi furono ulteriori ampliamenti, che coinvolsero le dimensioni della chiesa. Nel 1872 essa fu privata di sei cappelle e trasformata a croce greca. Fu demolita la facciata della stessa; restano due leoni stilofori e un rosone, custoditi presso il museo Castromediano; da ciò la denominazione attuale di “Chiesa senza facciata”.

Osservando il lato frontale della piazzetta si può ammirare l’accesso ad una grande sala, usata come palestra e poi come teatrino.

Il prospetto fu disegnato da Jazzeolla, che, ispirandosi al tempio di Atena, realizzò un maestoso propileo, sul cui timpano fu collocata la statua dell’Immacolata.

Nel 1874, sul prospetto principale fu situato un orologio elettrico, realizzato da Giuseppe Candido ed ora conservato nel “Sedile” di Lecce.

Nello stesso periodo Cosimo De Giorgi, medico e scienziato salentino del XIX secolo, installò, nella torre campanaria, un osservatorio, dotato di strumenti per studi di meteorologia, geologia e sismologia.

Il busto di Giosuè Carducci

Nei primi del ‘900, al centro della piazzetta fu collocato il busto marmoreo del poeta Giosuè Carducci, dove un tempo c’era la statua dell’Immacolata.

Negli anni della Prima Guerra Mondiale il Liceo fu Ospedale militare, fino al 1919, mentre la chiesa rimase chiusa al culto.

Nel 1955 la chiesa versò in assoluto degrado fino al 1964, quando, ad opera della sovrintendenza di Bari, iniziarono i lavori di restauro, sospesi l’anno successivo.

La Chiesa di San Francesco della Scarpa: descrizione

Architettura e decorazioni sono da attribuire a diversi periodi storici, che abbracciano gli anni tra il XVII e XIV secolo.

L’ingresso attuale è sito in via Cairoli e presenta due stipiti scanalati a sostegno di due volute e di un architrave trabeato, che contiene l’iscrizione: “Vos Estis Templum Dei”. Nel timpano lo stemma dei padri conventuali.

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La pianta è a croce greca, a navata unica, e presenta cinque altari. Un cornicione dentellato divide orizzontalmente le pareti interne, arricchite da paraste scanalate, sovrastate da capitelli corinzi. Lungo la navata si affacciano due cappelle del ‘600:

la cappella di San Luigi Gonzaga, che presenta pareti e volta decorate e un altare dotato di colonne tortili, in stile barocco; accanto alla cappella vi sono i resti del monumento sepolcrale, in pietra leccese, di Fra Roberto Caracciolo, famoso oratore del XV secolo e vescovo di Aquino e Lecce,  con una epigrafe di elogio in latino di Ermolo Barbaro.

La Cappella dell’Annunziata

è arricchita, invece, da una decorazione a stucco di Andrea Larducci (1655). Negli archivolti delle due cappelle sono raffigurate scene paesaggistiche e storie delle sacre scritture.

Ai lati del transetto si ammirano due altari barocchi, uno dedicato a San Francesco d’Assisi, con statua del santo danneggiata, e l’altro dell’Immacolata, scolpito da Antonio Zimbalo, nel 1599.

Nella parte posteriore dell’altare maggiore, in una nicchia, la statua di San Giuseppe col Bambino, che merita un discorso a parte.

Lo stile barocco della chiesa è stato in gran parte brutalmente contaminato del neoclassicismo ottocentesco. Gli altari furono rivestiti da pannelli di finto marmo, variamente colorati.

Vasca della purificazione

Contigua alla chiesa la sacrestia, con la vasca della “purificazione” del’700 e l’archetto trilobato, di stile gotico, originario. Fa parte della chiesa anche una cappella-oratorio, con affreschi del ‘600, che rappresentano episodi della vita di San Francesco. Le maioliche del pavimento risalgono al ‘700. Dalla chiesa si può accedere alla torre campanaria, che presenta tre piani ed è realizzata in pietra leccese.

La Statua di San Giuseppe col Bambino

La statua fu commissionata dai padri gesuiti e realizzata, nel 1833, da Vincenzo Oronzo Greco, abile cartapestaio leccese, allievo di Pietro Surgente, maestro eccellente nell’arte della cartapesta.

Si tratta di una statua monumentale, che riproduce egregiamente la plasticità della pietra leccese nel ricco panneggio, nelle sfumature monocromatiche e nell’incredibile espressività.

E’ particolarmente evidente il contrasto tra la maestosità del Santo patriarca e l’umanità e la dolcezza del suo sguardo. La statua, alta metri 5.60, con un perimetro massimo di metri 6.20, dal peso di circa 5 quintali, è stata trasportata, non senza difficoltà, presso il “Sedile” di Lecce, per essere sapientemente sottoposta a oculati interventi di restauro. L’opera presenta un basamento di nuvole e di angioletti alati. Il Bambino è in atteggiamento benedicente nei confronti dei fedeli. E’ considerata la statua in cartapesta più grande del mondo. Il materiale che la compone si presenta alquanto compatto ed ha un notevole spessore.

Il recupero della statua, che presentava varie criticità, provocate dall’umidità di un basamento in pietra leccese presente nella chiesa e dall’acqua piovana, è stato reso possibile da nuove tecnologie, come la T.A.C., che ha potuto rilevare i danni tra gli strati della cartapesta.

Importanti scoperte nei recenti lavori di restauro

Negli ambienti confinanti con la chiesa, la rimozione del pavimento moderno e di quello del ‘600 ha portato alla luce un’area cimiteriale su due piani alquanto estesa.

Il piano superiore presenta piccoli ambienti sepolcrali in muratura, con base costituita dal banco di calcarenite presente in natura e copertura in blocchi. Le tombe sono dotate di sgocciolatoi, sui quali venivano deposti i defunti per il processo di putrefazione dei corpi. In ogni tomba vi erano 10-15 defunti di sesso ed età diverse. Le deposizioni risalenti al periodo tra XVI-XVII secolo hanno restituito importanti resti di abbigliamento (bottoni, borchie, fibbie, ecc.) insieme ad una moneta in bronzo di Filippo II d’Aragona, che ha determinato la datazione.

La tomba

Nell’area è presente, inoltre, una tomba di un personaggio importante, forse un vescovo, finemente decorata con motivi floreali. Una fenditura sul fondo della tomba ha permesso la scoperta dell’area cimiteriale sottostate, costituita da un ambiente ipogeo scavato nella roccia, che si sviluppa in direzione della chiesa, a cui, con molta probabilità, si può attribuire tutta l’area. Scoperte sorprendenti si avranno, sicuramente, negli anni a venire, con l’impegno e la cura amorevole di tutti quei tesori, che costituiscono parte integrante della cultura millenaria del Salento.

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Il regista Ferzan Özpetek, particolarmente affezionato a Lecce e al Salento, ha scelto, nei film “Mine Vaganti” (2010) e “Allacciate le Cinture” (2014), piazzetta Carducci, da alcuni denominata proprio per questo piazzetta Özpetek, come luogo di alcune scene. Grazie al regista turco è una delle piazzette leccesi più frequentate e ammirate dai turisti.

Özpetek ha definito Lecce: “la mia città preferita, con Istanbul e Roma… Amo le persone che la abitano. Mi sento a casa, ho coltivato nel tempo amicizie e rapporti molto profondi, ho deciso di ambientare questo film (Allacciate le cinture) in quel contesto per me così speciale, perché volevo stare bene durante le riprese, nell’atmosfera più congeniale”.

Le motivazioni di Özpetek, per la scelta di Lecce come location per i suoi film, sono dettate non solo dalla magia storica delle architetture della città, ma anche dal calore umano, che la tradizione culturale classica, greco e romana, ha saputo infondere nel cuore dei salentini. Essa traspare in ogni occasione di approccio con lo straniero: è quella xenofilia di ellenica memoria.

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