L’ Anfiteatro Romano a Lecce: il colosseo sepolto

Il nostro nuovo articolo vi guiderà alla scoperta dell’anfiteatro romano a Lecce.

Il B&B Esperidi a Lecce intende non solo offrire una lussuosa ospitalità ai suoi ospiti, ma dal momento della sua inaugurazione ama anche fornire una guida alla scoperta della città barocca e del Salento con articoli di spessore, spesso molto originali nel raccontare la storia, i monumenti ed i personaggi che caratterizzano questa fantastica terra.

Se stai cercando notizie sull’anfiteatro romano a Lecce in questo articolo vi forniremo tutto ciò che di importante dovrete sapere.

anfiteatro romano, lucchetti su lampione

Se l’anfiteatro romano di Lecce ha rivisto la luce agli albori del secolo scorso dobbiamo ringraziare la Banca d’Italia. Non si tratta però di una questione di soldi ma di casualità. Il monumento non venne infatti scoperto grazie ad un finanziamento della Banca ma furono i lavori per la costruzione del palazzo destinato all’istituto bancario nazionale a condurre verso una delle scoperte archeologiche più straordinarie della storia leccese.

Vista dell'anfiteatro romano a Lecce

La storia dell’anfiteatro romano a Lecce

Innalzato ai tempi dell’imperatore Augusto, nel primo secolo dopo Cristo, l’anfiteatro rimase in piedi e visibile fino al medioevo quando assunse la funzione di fortezza. Poi il progressivo decadimento fino alla sepoltura sotto quella che sarebbe diventata la piazza del mercato.

Nel 1900 la scoperta: furono avviati gli scavi utili alla costruzione del palazzo che avrebbe ospitato la Banca d’Italia e fu proprio grazie all’opera affidata a Guido Travagli che l’anfiteatro potè riemergere dall’oblio plurisecolare in cui era finito.

Gli scavi per riportare alla luce l”anfiteatro romano a Lecce

Fu Cosimo De Giorgi, all’epoca quasi sessantenne, a guidare gli scavi che avrebbero rimosso la pietra sotto cui si celava questa eccezionale testimonianza di Lupiae, la Lecce di epoca romana.

Quello che però il polivalente scienziato nativo di Lizzanello riuscì a riportare alla luce fu solo una parte dell’anfiteatro: due terzi del monumento sono tuttora sepolti sotto l’attuale Piazza Sant’Oronzo. Per far riemergere l’intero monumento sarebbe stato necessario abbattere praticamente un intero quartiere e soprattutto la Chiesa barocca di Santa Maria delle Grazie, edificata alla fine del 1500 sulla base del progetto concepito dal monaco teatino Michele Coluccio.

Scoprire tutto sarebbe costato un prezzo decisamente troppo alto. Ci si accontentò quindi di uno spicchio che divenne una sbirciata verso quel passato millenario della città assopito sotto le sue strade.

La struttura del’anfiteatro romano a Lecce

L’anfiteatro, di forma ellittica, si presenta visibile solo per un terzo della sua effettiva superficie e per raggiungere l’arena, le cui dimensioni originarie erano di circa 54 metri in lunghezza e 34 in larghezza, è necessario scendere di quasi venti metri rispetto alla superficie stradale.

Vista dell'anfiteatro romano a lecce

Oggi restano a nostra disposizione le gradinate dell’ordine inferiore e i pilastri che sostenevano gli ordini superiori, oltre ai due corridoi che fungevano da accesso all’arena. Si tratta di indizi di una magnificenza fino a qualche anno fa solo immaginabile e che la ricostruzione in 3D operata nel 2015 e visibile presso MUST (Museo Storico della Città di Lecce) ha consentito di toccare quasi con mano. I suoi 102 metri di altezza scanditi dalla galleria di fornici rendevano l’anfiteatro romano di Lecce un’opera imponente: posto in quello che era il margine orientale della città era capace di contenere fino a 25.000 persone e rappresentava la testimonianza della grandezza dell’imperatore che proprio a Lecce aveva voluto un suo marchio permanente.

La ricostruzione in 3D

I risultati della ricostruzione virtuale sono stati raggiunti dall’ITLab dell’IBAM CNR di Lecce, fondato da Francesco Gabellone (Istituto diretto da Daniele Malfitana), nell’ambito del progetto PON DICET – INMOTO – ORganization of Cultural HEritage for Smart Tourism and Real-time Accessibility (OR.C.HE.S.T.R.A.). Il progetto DiCet ha l’obiettivo di creare una piattaforma che inneschi processi di sviluppo sostenibile per una città intelligente, basata sulla diffusione della conoscenza e su un modello innovativo per l’utilizzo e la valorizzazione corretta del patrimonio culturale. I Filmati completi, come detto, sono visibili in stereoscopia presso il LIVING LAB nel MUST di Lecce (Museo Storico Città di Lecce).

LUPIAE

La città dei messapi, diventata Lupiae dopo la conquista da parte dei romani nel III secolo a.C., assunse lo status di municipio romano nell’’89 a.C. Sotto l’impero di Augusto Lupiae si trasformò assumendo i connotati tipici della romanità. Venne innalzato l’anfiteatro ma non solo: insieme a tutta una serie di costruzioni ed edifici caratterizzò una città che assunse via via un’importanza fondamentale per Roma, soprattutto grazie alla sua vicinanza con il mare.

altri resti romani

I resti delle vestigia romane sono più o meno visibili in tutto il centro storico: il teatro romano, scoperto nel 1929, si trova a pochi passi dallo stesso anfiteatro.

Tra i due edifici, nel 2006 furono rinvenuti, in occasione dei lavori per il rifacimento di piazzetta Vittorio Emanuele II, i resti di quelle che dovevano essere delle terme riservate ai nobili patrizi. Resti che poi sono finiti per essere ancora sepolti sotto il nuovo pavimento della piazza. Al di sotto di piazzetta Castromediano, adiacente a Piazza Sant’Oronzo, è stata invece rinvenuta una serie di strutture che verosimilmente servivano per la lavorazione dell’olio, prodotto peculiare della zona già due millenni fa.

Gli spettacoli nell’anfiteatro romano di Lecce

Stando a quanto testimoniato dai bassorilievi che ornano le gradinate e a quelli che erano gli usi abituali cui assolvevano gli anfiteatri nella Roma imperiale e nelle sue provincie, quello a cui assistevano gli spettatori all’interno del catino leccese erano soprattutto spettacoli di lotta in cui la violenza e il sangue erano i protagonisti indiscussi: combattimenti tra gladiatori ma anche tra uomini e animali. Come fotogrammi consumati dal tempo i bassorilievi raccontano le lotte dei cacciatori contro le fiere più feroci: tori, orsi e felini di ogni tipo.

ll molo Adriano

La presenza di questi animali sul territorio salentino sarebbe tuttavia spiegabile con la posizione della città rispetto al mare e con l’importanza del porto di San Cataldo, costruito dall’imperatore Adriano e passaggio cruciale del Mediterraneo. Snodo marittimo che aveva reso l’antica Lupiae un punto strategico per i commerci dell’Impero e da cui transitavano le merci più svariate, animali compresi.

vista dell'anfiteatro romano a Lecce

Gli altri reperti dell’anfiteatro romano a Lecce

Non sono solo i bassorilievi rimasti ben saldi sulle pietre del monumento a parlarci della storia dell’anfiteatro: durante gli scavi infatti furono rinvenuti una preziosa serie di reperti, capitelli statue e sculture, che oggi sono custodite nel Museo Sigismondo Castromediano.

L’anfiteatro di Rudiae e le nuove scoperte

L’anfiteatro è uno dei tantissimi gioielli seminati dagli antichi romani che impreziosiscono la Lecce moderna, tracce di un passato lontano ma fortunatamente non del tutto perduto. Un passato che anzi continua a riaffiorare e a regalare meraviglie. Da qualche tempo infatti gli archeologi hanno scoperto che l’anfiteatro romano non è un unicum in questo territorio: nel 2016 è tornato alla luce un altro colosso dell’antichità, omologo dell’edificio rinvenuto in Piazza Sant’Oronzo, situato fuori dall’attuale centro abitato. Si tratta dell’anfiteatro di Rudiae, altro centro di epoca romana che sorgeva al fianco dell’antica Lupiae. Ma questa è un’altra storia.

Foto di Andrea Leo Photography

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